Economia circolare per il tessile tra robustezza e riciclo

Economia circolare per il tessile tra robustezza e riciclo

Lo scorso 14 e 15 gennaio 2026 abbiamo partecipato come stakeholder alla presentazione del Joint Research Centre (JRC), relativo allo studio preparatorio (3rd milestone), per l’atto delegato del tessile relativamente al Regolamento Ecodesign (ESPR).
Il rapporto delinea una roadmap per il settore tessile, identificando le strategie necessarie per ridurre l’impatto ambientale, che per il 60-63% è causato dalla produzione delle materie prime vergini. Sono state due mattina intense di presentazioni e domande da parte di tutti i partecipanti con interventi di chiarimento anche da parte dei rappresentanti della Commissione Europea.

Nella proposta di requisiti di ecoprogettazione, sono stati proposti quattro pilastri (Design Options) per i prodotti tessili:

Robustezza Aumentata (D01): Estendere la vita utile dei capi attraverso parametri tecnici rigorosi come la resistenza alla trazione, all’abrasione e la stabilità dimensionale. L’obiettivo è passare dal concetto di “usa e getta” a quello di “durevole per design”. Questo aspetto non deve essere inteso come durabilità che è un concetto differente.

Riciclabilità (D02): Progettare prodotti che siano effettivamente recuperabili a fine vita. Si punta sulla semplificazione della composizione (monomateriali) e sulla facilità di disassemblaggio di bottoni e cerniere. Sono state presentati degli esempi di processi di fine vita che attualmente caratterizzano il riciclo dei tessili. In funzione del tipo di tessuto e della composizione, il processo di riciclo e di conseguenza il punteggio ottenuto, può cambiare in termini di performance.

Contenuto di Riciclato (D03): Incentivare l’uso di fibre secondarie con target differenziati (più ambiziosi per il poliestere, graduali per il cotone) per chiudere il cerchio della produzione. In questo caso sono stati riportati diversi esempi di mix tessile ma senza arrivare, per ora, a determinare un punteggio.

Riduzione dell’Impronta Ambientale (D04): Monitoraggio costante della Carbon Footprint e dell’Environmental Footprint durante la fase di produzione. La proposta intende perseguire una valutazione considerando l’approccio cradle to gate, escludendo quindi la fase d’uso e il fine vita.

Per robustezza e riciclabilità, il JRC propone un sistema di punteggio (0-10) per comunicare in modo trasparente ai consumatori le caratteristiche dei capi.

Considerazioni

Non sono mancate le domande di chiarimento da parte dei partecipanti che in alcuni casi hanno messo in evidenza alcune criticità del sistema proposto.

Uno dei punti più dibattuti riguarda la distinzione tra robustezza tecnica e durabilità. Se la prima può essere misurata in laboratorio (es. test di trazione e abrasione), la seconda resta legata a variabili soggettive come lo stile e il comportamento del consumatore.

L’introduzione di un sistema di punteggio da 0 a 10 rappresenta un passo avanti verso la trasparenza, ma solleva interrogativi sulla standardizzazione dei dati. Per le aziende, questo significherà non solo migliorare il prodotto, ma anche implementare sistemi di tracciabilità impeccabili lungo tutta la supply chain per giustificare ogni punto ottenuto

La scelta di limitare il monitoraggio dell’impronta ambientale alla fase cradle-to-gate, semplifica la rendicontazione per i produttori, ma sposta l’attenzione interamente sulle scelte industriali e di approvvigionamento.

Come Matrec seguiamo in prima linea l’evolversi del Regolamento Ecodesign creando strumenti che permettono alle aziende di verificare in anticipo eventuali implicazioni di prodotto. In particolare stiamo applicando i Design Option ad una serie di tessuti e capi di abbigliamento per verificarne le caratteristiche dei i risultati e di quelle che saranno le azioni che le aziende del tessile dovranno implementare.