Dal 17 luglio è operativo il DPPRegistry, il registro europeo dove le aziende possono registrare i propri passaporti digitali di prodotto.
Un chiarimento utile: il Registry non contiene il passaporto digitale in sé. Contiene un identificativo che rimanda a dove l’azienda ospita i dati del DPP. Quindi le informazioni specifiche del DPP come ad esempio materiali, tracciabilità, contenuto di riciclato, riparabilità ed altro restano sull’infrastruttura propria dell’operatore economico, che deve predisporre e ne è responsabile per tutto il ciclo di vita del prodotto.
Possono registrarsi:
– sia persone giuridiche (aziende),
– sia persone fisiche che operano come operatori economici in proprio,
in quanto la procedura di verifica si adatta al tipo di soggetto, ma la logica di fondo resta identica per entrambi.
Per registrare un DPP, l’organizzazione deve prima essere verificata. Il processo prevede:
– la compilazione dei dati aziendali,
– il download di una dichiarazione,
– la firma digitale del legale rappresentante tramite firma qualificata (QES o QSeal),
– il caricamento del documento firmato per la convalida.
Completata la verifica, si sblocca la registrazione vera e propria tramite form online per un singolo prodotto, oppure upload massivo fino a 100 prodotti alla volta.
La registrazione può avvenire a tre livelli di granularità:
– modello,
– lotto,
– singolo articolo,
anche se, per ora, le batterie (primo gruppo di prodotto coperto) prevedono solo il livello articolo.
Gli altri settori come ad esempio arredo, fashion, materassi, penumatici, seguiranno progressivamente, in linea con il piano di lavoro Ecodesign e la pubblicazione degli atti delegati.
Come Matrec partecipiamo come stakeholder ai gruppi di lavoro della Commissione per la definizione dei contenuti degli atti delegati. Seguiamo l’evoluzione del DPP e del registro, in particolare per i progetti dove la struttura dei processi di identificazione prodotto sta già entrando nelle roadmap di compliance ESPR dei clienti.
