Come ogni anno, abbiamo partecipato alla Milano Design Week 2026 — sia in fiera che al fuori salone — con una settimana densa di incontri, confronti e osservazioni dirette sul campo. Per noi di Matrec è un appuntamento che vale molto più di una fiera: è una lettura ravvicinata di dove si trova davvero il settore arredo rispetto ai temi di circolarità.
Le proposte che abbiamo incontrato si dividono in due categorie distinte. In primo luogo, nuovi materiali riciclati e a base biologica con applicazioni concrete su superfici, pannelli e finiture — alcune soluzioni tecnicamente interessanti, con documentazione di filiera disponibile. In secondo luogo, arredi e accessori progettati con un’attenzione esplicita alla circolarità, con riferimenti — più o meno consapevoli — ai requisiti del Regolamento UE 2024/1781 (ESPR).
Tra le proposte più concrete che abbiamo mappato:
– materiali compositi riciclati post-consumo
– sistemi modulari progettati per il disassemblaggio a fine vita
Spesso, però, la qualità dell’informazione tecnica sugli stand era molto disomogenea. Alcuni espositori presentavano schede materiale dettagliate; altri si affidavano a claim generici, senza documentazione a supporto. Questa disomogeneità non è casuale: riflette il momento in cui si trova il settore, a metà strada tra l’adozione volontaria di pratiche circolari e l’adeguamento normativo obbligatorio che si sta avvicinando. Nell’insieme, la direzione sul fronte circolarità e design è quella giusta — ma la distanza tra intenzione progettuale e verificabilità tecnica rimane, in molti casi, significativa.
ESPR e arredo: i nuovi documenti per fashion e acciaio cambiano l’approccio alla progettazione?
A margine della fiera abbiamo incontrato diversi clienti e aziende per discutere degli ultimi aggiornamenti normativi legati al Regolamento ESPR, con un focus specifico sui nuovi documenti preparatori per i comparti fashion e acciaio. La domanda che ricevevamo più spesso era diretta: questi documenti cambiano qualcosa per chi produce arredo?
La risposta non è semplice, in quanto sono molteplici i fattori da considerare. In primo luogo, i working documents su fashion e acciaio non si applicano direttamente al comparto arredo — i prodotti di arredo hanno il loro percorso regolatorio nell’ambito dell’ESPR, con tempi e requisiti specifici ancora in definizione. In secondo luogo, però, la metodologia introdotta da questi documenti — in particolare le modalità di calcolo del contenuto riciclato, i requisiti di durabilità e le metriche di circolarità — sta diventando un riferimento trasversale che molti progettisti e responsabili prodotto nel settore arredo stanno già studiando in anticipazione.
Il segnale che raccogliamo dal campo è questo: le aziende più strutturate non aspettano il regolamento specifico per l’arredo. Stanno usando i documenti disponibili per fashion e acciaio come proxy metodologico, per iniziare a strutturare la raccolta dati sui propri prodotti. Chi invece aspetta la norma definitiva rischia di trovarsi con un ritardo difficile da colmare, considerando che la raccolta dati richiede tempo e coinvolge l’intera filiera. Investire sulla circolarità, in questo senso, non è più solo una scelta di posizionamento: diventa un requisito tecnico con scadenze precise.
Claim ambientali non conformi: quante non conformità alla Direttiva 2024/825 tra gli stand?
Tra stand e allestimenti, abbiamo sistematicamente analizzato i claim ambientali esposti — ed è qui che il quadro si fa più critico. La Direttiva (UE) 2024/825, che modifica le Direttive 2005/29/CE e 2011/83/UE per contrastare le pratiche commerciali sleali legate al greenwashing, definisce con precisione cosa può essere comunicato e con quali condizioni documentali.
Le non conformità che abbiamo rilevato seguivano pattern ricorrenti:
– claim generici del tipo “prodotto sostenibile” o “eco-friendly” senza riferimento a standard o certificazioni verificabili
– utilizzo del termine “riciclato” senza indicazione della percentuale, della tipologia di materiale o della fase di provenienza (pre-consumo vs. post-consumo)
– indicazioni di biodegradabilità senza specificare le condizioni di degradazione (industriale, domestica, ambiente aperto) — una distinzione che la norma rende rilevante
– loghi e pittogrammi ambientali autoprodotti, non riferiti a schemi di certificazione riconosciuti
Diverse aziende utilizzano terminologie come “circolare” o “a basso impatto” senza documentazione tecnica — non sempre per malafede, ma per un approccio ancora incauto rispetto a un quadro normativo che si è fatto molto più stringente. Il problema è che la Direttiva 2024/825 è già in vigore: gli Stati membri avevano tempo fino al 24 marzo 2026 per il recepimento, e l’esposizione al rischio di contestazione è concreta. A farne le spese, in caso di enforcement, non saranno solo i brand esposti.
Come si misura la circolarità di un prodotto di arredo secondo il Regolamento ESPR
Misurare la circolarità di un prodotto di arredo non è semplice, in quanto sono molteplici i fattori che il Regolamento UE2024/1781 (ESPR) prende in considerazione. La settimana alla Milano Design Week 2026 ha confermato una percezione che avevamo già maturato sul campo: la maggior parte delle aziende del comparto arredo non dispone ancora di un metodo strutturato per questa misurazione.
Il problema, però, è che il Regolamento ESPR non richiede una generica dichiarazione di sostenibilità — richiede dati verificabili su parametri specifici. Per i prodotti di arredo, i parametri rilevanti riguardano in primo luogo la durabilità e la riparabilità; in secondo luogo la presenza di contenuto riciclato, misurabile in percentuale sul peso totale del prodotto; infine la smontabilità e la riciclabilità a fine vita, che devono essere dimostrabili, non solo dichiarate.
Matrec lavora da anni su questi parametri per il settore arredo, e quello che vediamo è un divario crescente tra le intenzioni progettuali e la capacità di documentarle in modo conforme. I materiali sostenibili e l’economia circolare non sono un tema di comunicazione: sono un set di requisiti tecnici che richiedono dati di filiera, specifiche di composizione e protocolli di verifica.
Per orientarsi nella misurazione, i parametri chiave attualmente considerati nei lavori preparatori ESPR per l’arredo includono:
– percentuale di materiale riciclato post-consumo e pre-consumo sul peso totale
– indice di riparabilità: disponibilità di pezzi di ricambio e istruzioni di smontaggio
– riciclabilità tecnica a fine vita, distinta per flusso di materiale (monomateriale vs. composito)
– presenza di sostanze che impediscono il riciclo, secondo i criteri della norma EN 15343
Nessuno di questi parametri può essere stimato, richiedono una mappatura precisa della composizione del prodotto — e questa è esattamente la lacuna che abbiamo riscontrato più spesso tra gli stand.
Materiali riciclati economia circolare design: dove sta andando il settore
La direzione è chiara, anche se i tempi non lo sono ancora del tutto. Quello che abbiamo osservato a MDW 2026 è un settore in transizione: da un lato una componente dell’offerta — soprattutto tra i produttori di materiali — che ha già interiorizzato la logica dell’economia circolare come requisito progettuale; dall’altro una parte ancora consistente del mercato che tratta questi temi come attributi narrativi, senza la sostanza tecnica necessaria a sostenerli.
D’ora in poi, con l’entrata in vigore progressiva dei requisiti ESPR e l’avanzamento dei documenti preparatori per categorie specifiche — inclusi quelli per il fashion e l’acciaio di cui abbiamo discusso durante la settimana — la pressione normativa aumenterà. Il risultato atteso non è una trasformazione immediata, ma un progressivo innalzamento della soglia minima di documentazione richiesta per accedere al mercato europeo.
Quello che vediamo noi di Matrec è che le aziende che si stanno attrezzando oggi — costruendo sistemi di mappatura dei materiali, raccogliendo dati di filiera, verificando i propri claim — avranno un vantaggio operativo reale quando i requisiti diventeranno vincolanti. Non perché abbiano fatto scelte “virtuose”, ma perché avranno già risolto un problema tecnico che gli altri dovranno affrontare in emergenza.
Il tema, insomma, si sta spostando dal piano della comunicazione a quello della conformità. E questo cambia tutto.
Conclusioni
La Milano Design Week 2026 è stata, per noi di Matrec, un osservatorio utile — non tanto per le novità assolute, quanto per la fotografia dello stato reale del settore. Abbiamo visto materiali interessanti, approcci progettuali più maturi rispetto agli anni precedenti, e una maggiore consapevolezza normativa diffusa, almeno nelle conversazioni. Ma abbiamo anche misurato la distanza tra questa consapevolezza e la capacità concreta di tradurla in documentazione verificabile.
Le non conformità ai claim ambientali rilevate tra gli stand non sono un segnale marginale. Indicano che il settore sta ancora metabolizzando un cambio di logica: non più sostenibilità come posizionamento, ma circolarità come requisito tecnico misurabile. La Direttiva 2024/825 e il Regolamento ESPR non sono strumenti di comunicazione — sono framework che richiedono dati, composizioni dichiarate, protocolli di verifica.
La domanda che ci portiamo a casa non è se il settore arredo si adatterà — lo farà, per necessità normativa. La domanda è quante aziende arriveranno a quella scadenza con una struttura dati già in ordine, e quante dovranno ricominciare da capo sotto pressione. La differenza, in termini operativi, è sostanziale.
